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Intervista a Giovanni Mandelli

Intervista a Giovanni Mandelli

Prima parte

 

Andrea Boschiero intervista Giovanni Mandelli, architetto che lavora per il Comune di Reggio Emilia e ha fondato il progetto Strada per tutti.

 

 

Prima di tutto mi vuoi dire come è nato il tuo progetto STRADA per tutti?

È nato nel 2019 a seguito dell’Erasmus che ho fatto in Belgio, precisamente a Gent nell’ultimo anno del mio percorso universitario. Ho studiato architettura al Politecnico di Milano quindi sono partito e ho vissuto tra il 2018 e il 2019 in Belgio. Gent è una città che si trova nelle Fiandre, nel nord del Belgio e quindi subisce, fortunatamente, l’influenza della vicina Olanda e ha investito tantissimo nella mobilità sostenibile.

Quando sono arrivato a Gent, da studente squattrinato ho subito scelto la bicicletta come mezzo di trasporto perché era economico, veloce, sicuro e comodo.

Per un anno mi sono mosso esclusivamente in bicicletta e mi sono reso conto, toccando con mano, quali sono tutti i vantaggi di una città creata a misura di bicicletta e a misura di persona; gli spazi pubblici sono molto maggiori e le principali piazze della città, che prima contenevano le automobili come succede tutt’ora in Italia, oggi sono libere perché sono stati costruiti dei grandi parcheggi sotterranei.

Ad esempio ho avuto l’occasione di vedere diversi eventi in piazza Sint-Pieters, questo lascia spazio a una riflessione un po’ più ampia che va al di là della mobilità ma tocca anche temi quali la cultura e le relazioni sociali. 

Quando sono tornato in Italia ho progressivamente abbandonato la macchina per gli spostamenti non necessari quindi al di sotto dei 5 km e mi sono reso conto che per oltre il 90% degli spostamenti potevo utilizzare tranquillamente la bici. E ho anche realizzato che non c’era uno spazio definito per chi si muove in bicicletta qui in Italia, allora ho iniziato un percorso virtuoso di rinnovamento culturale, molto ambizioso me ne rendo conto, però volevo fare la mia parte e quindi la cosa più semplice è stata aprire la pagina Facebook, poi Instagram e durante il primo lockdown ho fatto anche il sito. L’obiettivo è creare una cultura bike-friendly anche qui in Italia. 

 

 

Hai fatto anche degli approfondimenti e degli studi specifici quando eri a Gent oppure hai cominciato una volta tornato in Italia?

Il tema dell’architettura intesa come la scala dell’edificio mi andava un po’ stretta e quando ho fatto il mio periodo all’estero ho avuto modo di approfondire alcuni temi dall’interno, anche attraverso corsi di progettazione. È stato un passaggio facile, quasi naturale per due motivi: innanzitutto perché vivevo in prima persona gli effetti positivi di un sistema basato sulla bicicletta e poi perché, con più consapevolezza, mi sono reso conto dell’utilità questo mezzo. 

Dovevo scrivere la tesi così ho contattato il professor Paolo Pileri, responsabile scientifico del progetto VenTo, la ciclovia che collegherà Venezia e Torino lungo il Po. Così ho cominciato ad analizzare la qualità dello spazio davanti alle scuole, oltre 50 presenti nella provincia di Varese e ho scoperto che nella maggior parte dei casi la qualità dello spazio delle scuole è scarsa proprio per l’eccessiva presenza di automobili.

 

 

Tu hai parlato di cultura della bicicletta, su questo tema spesso Danimarca e Paesi Bassi vengono portati ad esempio, adesso mi hai portato anche l’esempio di Gent. Secondo te che differenza c’è tra il Belgio e l’Italia se parliamo di cultura della bicicletta?  Come sono arrivati a valorizzare in questa maniera la mobilità mentre noi facciamo così fatica?

 C’è da dire che Danimarca e Olanda non sono sempre state bike-friendly, il cambiamento in quei paesi è avvenuto verso la metà degli anni settanta a seguito di due eventi importanti: il primo è la crisi petrolifera che ha causato un aumento dei prezzi del petrolio e quindi spostarsi in automobile era diventato molto costoso. 

Inoltre in quegli anni si erano verificati parecchi incidenti che hanno coinvolto dei bambini, anche causando morti. Questo ha sensibilizzato fortemente l’opinione pubblica che ha iniziato a chiedere a gran voce più sicurezza nelle strade.

Questi sono due aspetti, tra tanti altri, che hanno sicuramente portato a cambiare il modello di spostamento. Altre motivazioni fondamentali sono la conformazione dello Stato, l’Italia è un paese molto diverso, anche molto più grande rispetto a Danimarca e Olanda quindi pensare di collegare Reggio Calabria a Milano non è semplice. Infine la presenza della Fiat a Torino, città dell’automobile per eccellenza. Ci sono oggettivamente forti interessi economici, l’industria automobilistica del paese sicuramente ha più interesse a vendere automobili piuttosto che a far spostare in un’altra maniera le persone. Non a caso oggi l’Italia è il paese con la più alta motorizzazione in Europa, siamo secondi forse solo al Lussemburgo ma per una questione di tasse di immatricolazione e veicoli di lusso. Però se andiamo a confrontare il numero di auto in città come Milano e Berlino ne abbiamo il doppio rispetto a loro.

Forse solo oggi con l’avvento del Covid abbiamo l’opportunità di rimetterci in carreggiata. Poi ovviamente è anche una questione di investimenti, se andiamo a confrontare quanto è stato investito in ciclabilità e anche in comunicazione in una città come Monaco ad esempio, ci rendiamo conto che sono stati stanziati molti meno fondi in Italia rispetto agli altri paesi.

Solo ultimamente si sta iniziando a puntare seriamente sulla ciclabilità. Ovviamente se non si mettono soldi e risorse difficilmente ci sarà un rinnovamento però su questo sono abbastanza fiducioso.

 

In che modo stai cercando di promuovere la ciclomobilità con STRADE per tutti? 

Mi rendo conto che si arriva sempre a parlare di biciclette anche se paradossalmente non lo vorrei. Mi piacerebbe far passare un altro concetto, l’idea di una città più bella, vivibile e sostenibile attraverso la mobilità. Con STRADA per tutti, un’iniziativa che ormai va avanti da un paio di anni è la Month Bike Challenge. Ad ogni mese chiedo a chi vuole partecipare di contare il numero di chilometri percorsi in bicicletta per gli spostamenti brevi quindi fino a 10km, quegli spostamenti che solitamente una persona potrebbe fare in macchina ma che decide di fare in bicicletta. Alla fine del mese si fa un bilancio, quindi il numero di chilometri percorsi in bici viene moltiplicato per due coefficienti: il primo, che ho preso dalla tabella pubblicata in un documento ministeriale, associa a ogni veicolo una quantità di grammi di CO2 emessi per chilometro percorso; il secondo coefficiente è il costo chilometrico di ciascun modello di automobile che prendo dalle tabelle ACI. 

Quindi alla fine del mese pubblico una foto con questi dati e devo dire che questa iniziativa, benché sia partita dal basso perché non ho finanziatori, devo dire che i risultati che ho ottenuto nel 2020 sono incoraggianti, tra tutti i partecipanti abbiamo percorso oltre 34000km, oltre il giro della Terra risparmiando circa €14000 ed evitando di emettere 4000 kg di CO2. Questo è un modo per rendere più consapevoli le persone sull’impatto dei propri spostamenti. Poi cerco di condividere alcuni dati che mi hanno colpito e fanno riflettere, magari le persone non sanno che ci sono 9 morti al giorno sulle nostre strade, questo può smuovere un po’ le coscienze. Oppure che la velocità media di un’automobile a Milano negli orari di punta è di 7km/h. Sono dati che scardinano la narrazione messa in piedi da altri attori che magari hanno interessi economici. Su tutte mi viene in mente per esempio la pubblicità delle automobili che fa vedere queste auto superveloci che scorrono su strade vuote e che si scontrano con la realtà del traffico fermo in coda. 

Cerco di promuovere in maniera positiva e propositiva quelli che sono i dati, secondo me è molto importante partire da una base oggettiva, con qualche suggestione.

Quindi anche dei progetti, ho collaborato con un’illustratrice di un paese di Busto Arsizio e abbiamo messo insieme una serie di immagini di 6/7 strade della sua città riprogettate, quindi inserendo all’interno della strada la ciclabile oppure un marciapiede per far vedere alle persone che con semplici, piccole modifiche si può davvero cambiare il carattere e il volto di una strada.

 

Spesa relativa all’intervento ‘La formazione e la tutela dei cittadini consumatori-utenti’ del programma generale della Regione Emilia Romagna finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi del D.M. 12 febbraio 2019″
Andrea Boschiero

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