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Intervista a Giovanni Mandelli

Intervista a Giovanni Mandelli

Seconda parte

 

Andrea Boschiero intervista Giovanni Mandelli, architetto che lavora per il Comune di Reggio Emilia e ha fondato il progetto Strada per tutti.

 

 

Sul tuo sito ho visto, a proposito di vivibilità e per fare un discorso più ampio, che ci sono stati anche dei progetti di riqualificazione di spazi pubblici. Sono interventi che vanno oltre la ciclomobilità perché ci sono alcune piazze letteralmente invase dalle automobili e quindi non sono vivibili per il cittadino. Un ampliamento della zona pedonale e del verde permetterebbe un utilizzo pubblico di gran lunga migliore.

Ti stai certamente riferendo a piazza “Del popol giost” a Reggio Emilia presente in copertina del nostro sito. Questo è un esempio di urbanismo tattico ovvero un intervento temporaneo che mira a modificare la caratteristica di un luogo, che in questo caso era un parcheggio per automobili, per far toccare con mano alle persone come uno spazio può cambiare. Sulla piazza affaccia una scuola e gli studenti si trovavano le macchine concentrate in pochissimo spazio di fronte all’entrata. La riqualificazione ha liberato metà piazza dalle automobili, inserito dell’arredo urbano e del colore. Questo per aumentare la qualità dello spazio pubblico perché incide molto sulla vivibilità di una città, banalmente dare la possibilità alle persone di sedersi in un luogo gradevole è un grosso valore aggiunto. 

 

 

Mi hai detto che lavori alla mobilità sostenibile per il Comune di Reggio Emilia, di cosa ti occupi?

Ho seguito in prima persona il progetto di piazza “Del popol giost” e adesso, proprio questa settimana, stiamo mettendo giù le nuove rastrelliere per le biciclette in centro storico. I nuovi modelli di rastrelliera sono ad archetto e consentono di legare facilmente sia la ruota che il telaio. A Reggio Emilia c’è un grande problema di furti che disincentivano l’uso della bicicletta in centro.

L’anno scorso sono stati stanziati 70mila euro per questo progetto e che anche nei prossimi anni ci sono risorse per andare a sostituire tutte le strutture per parcheggiare le biciclette almeno nel centro storico. Inoltre sto seguendo gli sviluppi del Biciplan e dei progetti di adeguamento dei percorsi ciclabili della città. 

 

 

Con il Biciplan l’obiettivo è migliorare la mobilità delle bici. Quindi incrementare le piste ciclabili, collegarle bene e metterle in sicurezza, per la qualità della carreggiata ma anche perché c’è il problema della convivenza con il traffico motorizzato. Spesso però gli interventi necessari a migliorare la vivibilità della città si scontrano con il realismo politico. C’è sensibilità, sotto questo aspetto, nelle amministrazioni locali? 

Devo dire che ho avuto la possibilità di confrontarmi con due amministrazioni molto diverse tra loro sia a livello di scala che di portata. La prima è Reggio Emilia in cui mi sono trovato molto bene perché l’attuale assessora alle politiche per la sostenibilità, che include sia ambiente che mobilità sostenibile, ha le idee chiare. Credo che questo sia un punto di partenza fondamentale, anche se ci si scontra con le difficoltà che oggettivamente si hanno a portare dei cambiamenti, si comincia nel giusto modo quando c’è una figura competente e con un’idea della direzione in cui vuole andare. 

Dall’altra parte in un’amministrazione molto più piccola, il comune di Olgiate Olona, dove vivo, mi sono scontrato con una visione molto diversa. Se non c’è input politico, che poi deve decidere e mettere a bilancio i progetti, il cambiamento da immaginare è molto difficile.

 

 

Si sta facendo molta fatica a mettere in cima all’agenda politica questo aspetto che riguarda anche la salute, l’Italia è maglia nera in Europa per morti legate all’inquinamento atmosferico (che non è solo quello del traffico). Secondo te stiamo andando nella giusta direzione?  

Posso dirti che la pandemia, paradossalmente, ha accelerato molti processi. Le persone si sono rese conto del valore della salute, siamo uno dei paesi più sedentari d’Europa con tante morti premature per malattie cardiovascolari e qui il tema della mobilità urbana attiva gioca un ruolo molto importante. Un’altra spia che mi fa ben sperare è l’innovazione del codice della strada che ha visto l’introduzione di elementi che rendono più facile la realizzazione di infrastrutture ciclabili continue. Ad esempio, la pista doveva avere una larghezza minima di 1,5 metri per una corsia monodirezionale, altrimenti 2,5 metri per i due sensi di marcia.

Dato che l’Italia è caratterizzata da numerose città medio-grandi con un tessuto urbano consolidato, molto spesso mancava lo spazio fisico per queste strutture.

Ci sono altre innovazioni che ci portano ad allinearci con gli standard nordeuropei. Sono stati introdotti il concetto della casa avanzata ai semafori, il tema della corsia ciclabile (che è una pista ciclabile più flessibile), la strada ciclabile ovvero una carreggiata con il limite dei 30 orari dove le biciclette hanno la precedenza. Questi strumenti tecnici fino a un anno fa non erano a disposizione dei progettisti, ora ci sono più possibilità per creare infrastrutture attrattive comode e sicure che sono il presupposto per andare a innalzare i numeri della ciclabilità.

 

 

Tu hai approfondito anche il tema dell’automobile elettrica. Sotto l’aspetto dell’inquinamento, l’elettricità potrebbe non essere la soluzione tanto decantata.

Io credo che l’innovazione tecnologica sia una componente molto importante nello sviluppo di vari settori tra cui la mobilità. Però penso anche che l’automobile elettrica sia forse una delle più grandi opere di greenwashing delle case automobilistiche. Come sappiamo, l’auto elettrica non elimina il traffico, non risolve il problema della pericolosità delle nostre strade e bisogna vedere quanto riduce gli inquinanti perché ad oggi in Italia la maggior parte dell’energia elettrica è prodotta ancora con fonti non rinnovabili.

Quindi di fatto si sposta il problema dall’inquinamento locale all’interno di una città all’inquinamento delocalizzato delle centrali di produzione di energia elettrica. Io penso che sia necessario un cambio di paradigma, non sono un fanatico contro l’automobile però credo sia necessaria una riduzione del numero di veicoli. A Roma abbiamo 70 automobili ogni 100 abitanti, questo è il problema. Se sostituissimo in un giorno tutti i mezzi con delle auto elettriche non risolveremmo il problema della mobilità. 

Ovviamente le case automobilistiche hanno interesse a continuare a vendere veicoli, si stanno rendendo conto anche loro che la macchina non è l’unica risposta o la risposta migliore per la mobilità del futuro e quindi stanno cercando di abbagliare il cittadino con soluzioni green che, tra l’altro, costano molti soldi alla collettività e non risolvono il problema della vivibilità delle città.

 

 

Per quanto riguarda le sostanze inquinanti, per fermarmi a un dato che ho letto sul tuo sito, un’automobile elettrica deve percorrere decine di migliaia di chilometri per ammortizzare l’inquinamento prodotto per la sua fabbricazione?

È molto probabile. Non ho scritto io l’articolo perché non ne ho i titoli, sono un architetto,  allora ho fatto scrivere l’articolo da un ingegnere energetico. Il grafico che vedi nell’articolo spiega che per ripagare il debito di inquinamento si era calcolato che l’auto elettrica dovesse fare molte migliaia di chilometri. 

E poi una cosa importante che non ho detto, le sostanze inquinanti non sono prodotte esclusivamente del motore. Se pensiamo all’usura dei componenti, quindi gli pneumatici o i freni a disco che producono le particelle forse più dannose, PM10 e PM2.5, affermare che l’auto elettrica non inquina è un po’ difficile da digerire.

 

Spesa relativa all’intervento ‘La formazione e la tutela dei cittadini consumatori-utenti’ del programma generale della Regione Emilia Romagna finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi del D.M. 12 febbraio 2019″
Andrea Boschiero

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