Archivio degli autori

report mobilità sostenibile emilia romagna

Il report dell’indagine civica sulla mobilità sostenibile in Emilia-Romagna

L’opuscolo è pronto! Quanto è sostenibile l’Emilia Romagna?

La Consultazione ha interessato 523 cittadini residenti e/o domiciliati nei comuni della Regione.

Precisiamo che tale consultazione non ha il pretesto di avere una valenza scientifica, ma riteniamo rappresenti un ottimo punto di partenza sotto il profilo sociologico e politico per orientare le politiche in materia di mobilità, della Regione Emilia-Romagna.

L’indagine è stata condotta mediante la somministrazione dei questionari sia in modalità offline, permettendo agli intervistati di rispondere presso le sedi territoriali dell’associazione ed i banchetti, sia in modalità online, tramite la compilazione di un form anonimo.

Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro i quali ci hanno accompagnati in questo percorso, fornendoci ottimi spunti di lavoro anche per il futuro.

Un grazie speciale va ai cittadini che hanno compilato il nostro questionario, che hanno trovato il tempo per dirci il loro punto di vista e che ci hanno aiutato, in seguito, a diffondere l’iniziativa.

Grazie a tutti coloro che sono sensibili rispetto al tema della mobilità sostenibile, perchè, grazie alla vostra opinione e alle vostre azioni quotidiane, contribuite (e contribuirete) a migliorare la viabilità futura e la qualità della vita, a livello di salute personale, in tutta la Regione Emilia-Romagna. 

Cliccate sul link di seguito per leggere il report: mobilità sostenibile Emilia-Romagna 2019

Mobilità Sostenibile
Che aria è bologna

Che aria è? L’app che ci dice che aria respiriamo a Bologna

“Che Aria è”: l’app che permette di monitorare la qualità dell’aria a Bologna!

É disponibile da novembre 2018, per Android e iOS, la nuova applicazione Che Aria è! É il servizio che permette di monitorare in tempo reale la qualità dell’aria che respiriamo nel comune di Bologna.

che aria è

Non solo, questa applicazione permette anche di ricevere suggerimenti utili a ridurre le proprie emissioni e a tutelare la propria salute.

Il Laboratorio Aria è lo sviluppatori dell’app, nell’ambito del “percorso partecipativo di comunicazione ambientale” che ha coinvolto il Comune di Bologna, l’Università, l’Arpae Emilia-Romagna, l’Ausl e la Città metropolitana di Bologna, con il coordinamento della Fondazione per l’Innovazione Urbana.

“Che aria è” fornisce le informazioni relative all’indice di qualità dell’aria (IQA). Come? Attingendo direttamente ai dati dell’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna (Arpae).

L’indice di qualità considera i valori della Materia Particolata (PM10), del diossido di azoto (NO2) e dell’ozono (O3).

Non considera i livelli di anidride solforosa (SO2) e di monossido di carbonio (CO), i cui valori negli ultimi decenni hanno subito una drastica diminuzione attestandosi entro i limiti stabiliti dalla legge.

Una variazione di colori attesta il dato: dal verde, nel caso in cui il livello dell’inquinamento sia basso, sino al viola per il livello più alto.

Per maggiori informazioni puoi consultare il sito della Fondazione Innovazione Urbana.

Mobilità Sostenibile
viaggiare senza inquinare

Viaggiare senza inquinare: come fare?

Viaggiare senza inquinare, o inquinando il meno possibile, non solo è una possibilità, ma per qualcuno rappresenta una scelta di vita! Non credete sia possibile? Leggete questa esperienza, una delle Buone Pratiche Sociali, il progetto di Cittadinanzattiva Emilia-Romagna.

‘Volo da te!’ (Però in treno: inquina meno)

La CO2 è un problema perché soffoca l’ambiente. Noi ne stiamo producendo decisamente troppa: nel 2016 abbiamo superato le 400 parti per milione nell’atmosfera, un valore che, secondo la comunità scientifica, rappresenta un punto di non ritorno.

Viaggiare in aereo inquina. È una frase che sentiamo ripetere spesso—in Italia c’è addirittura da anni un messaggio di congratulazioni sul retro dei biglietti del treno per aver scelto il mezzo che comporta le minori emissioni di CO2 nell’ambiente, se paragonato ad aerei e auto—eppure continuiamo a usare gli aerei, percorrendo oggi il 300% dei km che facevamo negli anni ’90.

Molti pensano sia stata Greta Thunberg, la sedicenne svedese paladina del clima, ad aver inventato la moda ‘no flight’: super celebrata la sua transoceanica sulla barca solare del ‘principino’ Casiraghi di Monaco. In realtà però il movimento anti-aerei è sorto ben prima delle sue proteste e ha già conquistato migliaia di adepti. In Svezia la chiamano Flyskam, ‘vergogna di volare’. Dopotutto è forse l’attività a più alta intensità di CO2 che una persona normale possa fare, su base oraria.

C’è chi ha rinunciato alle trasferte di lavoro, come la stessa mamma di Greta, la cantante d’opera Malena Ernman. E ovunque in Europa, in particolare al Nord, si è registrato un boom di viaggi in treno anche per lunghe percorrenze, soprattutto di notte. Le nuove linee ad alta velocità hanno in media ridotto dell’80 per cento il trasporto aereo sulle stesse rotte. In parallelo sta cambiando l’idea di come, dove e perché viaggiamo. Al posto del volo low cost, e delle toccate e fuga nelle capitali europee, lo spostamento slow, lento e a volte lentissimo.

Per spiegare la differenza fra aereo e treno è stato messo a confronto un viaggio da Londra a Mosca: un volo consuma un quinto del ‘budget‘ di carbonio annuale di una persona (dove ‘budget’ sta per la quantità massima di CO2 che ognuno dovrebbe emettere nel 2030 per evitare di superare i limiti di surriscaldamento); in treno non si supera 1/50 del budget. Inoltre, alcuni scienziati ritengono che l’impatto delle emissioni sull’aereo raddoppi se si include l’effetto di riscaldamento delle sue altre emissioni, come il vapore acqueo nelle scie e gli ossidi di azoto rilasciati ad altra quota. Chi viaggia in prima classe, poi, addirittura triplica le sue emissioni, a cause dell’uso meno efficiente dello spazio in cabina.

‘Non volare non significa non viaggiare’, spiega Anna Hughes, che guida la campagna Flight Free 2020 nel Regno Unito. E dopo Svezia e Gran Bretagna anche in Canada, Belgio e Francia stanno proliferando gruppi e iniziative ‘no volo’.

Mobilità Sostenibile
barriere

E’ possibile viaggiare senza barriere?

La risposta a questa domanda è SI, è possibile. E per dimostrarvelo, abbiamo deciso di riportare una delle Buone Pratiche Sociali, il progetto di Cittadinanzattiva Emilia-Romagna.

Viaggi senza barriere. “E la prova sono io”

La disabilità si connota ancora come una barriera, una chiusura, una situazione di isolamento. Troppo spesso i disabili si precludono la possibilità di fare turismo, che invece rappresenta uno dei modi più efficaci per aprirsi ad altre culture, comunità e territori. Una persona disabile della provincia di Lecco non si è arresa a questo cliché, e sta dedicando la propria vita a stimolare le persone disabili a intraprendere viaggi, come fa lei, per dimostrare che il turismo è per tutti, ed è una delle forme più innovative per promuovere inclusione sociale.

Pamela Cazzaniga, quarantatré anni, di Valdemadrera in provincia di Lecco, è paraplegica da ventidue anni a causa di un incidente stradale, ma non ha rinunciato a girare il mondo. È stata in ben cinquantasei paesi.
All’inizio ha visitato soprattutto mete agevoli: città ben dotate di accessibilità e attenzione verso la disabilità: Londra, Stoccolma, New York. Poi si lancia verso mete più avventurose: Thailandia, India, Nuova Zelanda.

Viaggia e riporta le esperienze, le emozioni e le piccole disavventure nel suo blog, ilmondodipamela.it., la seguono, la cercano, le chiedono consigli; arriva la prima collaborazione: una rubrica in una testata di turismo. Poi la radio, qualche passaggio televisivo e il grande salto: la richiesta di Go4all, brand di GoWorld specializzato in viaggi inclusivi.

In agosto Pamela – appena rientrata da una favolosa avventura alle isole Galapagos – accompagnerà per la prima volta due gruppi di persone disabili, il primo a New York, il secondo in India.

Pamela dice: “Il mio obiettivo è stimolare le persone in carrozzina o con difficoltà di movimento a uscire di casa e a muoversi liberamente per il mondo. La mia esperienza è che a qualsiasi latitudine c’è sempre qualcuno pronto a darti una mano. A volte ti devi fermare davanti a un tempio, oppure ti devi accontentare di ammirare una rovina lontano, ma sono molte di più le cose che si riescono a fare!”

Mobilità Sostenibile
carta della mobilità

Che cos’è la Carta della Mobilità?

Nelle scorse settimane vi abbiamo parlato del PUMS, il piano urbano della mobilità sostenibile, per aiutarvi a capire di cosa si tratta, come si compone e qual è la sua funzione.

→ Leggi: Che cos’è il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile?

Oggi vi parliamo di un’altra questione importante: la Carta della Mobilità. Se ricordate, il quarto dei passi verso una mobilità sostenibile è proprio partecipare alla regolazione della carta, perchè ogni cittadino ne ha diritto.

→ Leggi: Il quarto ed ultimo passo per una mobilità più sostenibile…

Per spiegarvi al meglio di cosa stiamo parlando, vi riportiamo un interessante articolo del 2016 dell’Ingegnere dei trasporti Amedeo Gargiulo, pubblicato sul blog “Wild Italy“, un interessante osservazione critica sugli effettivi risultati di questo strumento.

La Carta della Mobilità è un documento che regola i rapporti fra un’impresa che eroga servizi di trasporto pubblico di persone sul territorio e i cittadini che ne usufruiscono; ha lo scopo di far crescere positivamente la collaborazione reciproca, di far conoscere e soddisfare le necessità e le esigenze di mobilità delle persone che si spostano nel bacino di traffico servito dall’impresa e rappresenta anche lo strumento attraverso il quale il cliente può conoscere gli obiettivi qualitativi e quantitativi, cioè gli impegni dell’azienda, riferiti al servizio fornito.

Si tratta di un documento previsto da una direttiva della Presidenza del Consiglio del 1994 e poi dal D.P.C.M. del 30 dicembre 1998. Quando fu introdotto sembrò a tutti l’opportunità per ovviare alla disinformazione dei cittadini e per far nascere un luogo di dialogo tra gestore e fruitori del servizio pubblico.

La Carta della Mobilità viene redatta da ciascuna Azienda di Trasporto e pubblicizzata sulla base di disposizioni normative e in conformità ad intese con le Associazioni di Tutela dei Consumatori e con le Associazioni Imprenditoriali interessate.

E’ opportuno ricordare che il diritto alla mobilità è di rango Costituzionale che all’art. 16 prevede: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge”.

Inoltre nelle normative europee è prevista la libertà di circolazione e soggiorno delle persone all’interno dell’UE e rappresenta  una pietra angolare della cittadinanza dell’Unione, introdotta dal trattato di Maastricht nel 1992.

A circa venti anni dall’istituzione di questo strumento, è possibile fare il punto ed esprimere qualche giudizio.

La Carta si deve ispirare e garantire il rispetto dei sei principi generali: eguaglianzaimparzialità per tutti coloro che intendono usufruire dei servizicontinuità e regolarità dei servizi (salvo cause di forza maggiore); efficienza ed efficaciatutela ambientalepartecipazione e trasparenza.

Pertanto una Carta della mobilità ben fatta deve come minimo contenere informazioni per gli utenti di vario tipo. Innanzitutto quelle di base per rendere comprensibile a tutti cos’è una azienda, quali obiettivi si pone e quali servizi offre, a cominciare dai percorsi dei servizi che già fornisce, il cadenzamento degli stessi e l’offerta di trasporto su ciascuna linea, fosse di autobus come di tram o ferroviaria.

Molte delle carte prodotte dalle Aziende italiane da questo punto di vista sono ben fatte, sono ricche di immagini, piantine, tabelle e mirano a far emergere la politica della qualità scelta dall’Azienda per perseguire i propri fini sociali.

Al fine di rispondere al meglio alle esigenze dei clienti e di controllare e ridurre l’impatto ambientale, ciascuna azienda ha adeguato il proprio sistema di gestione ai migliori standard internazionali ed ha intrapreso un processo di certificazione Qualità e Ambiente secondo le norme internazionali ISO 9001 e ISO 14001. In particolare, normalmente vengono certificate le attività riguardanti:

1) la progettazione del servizio;

2) l’erogazione del servizio e la manutenzione dei mezzi per tutte le modalità di trasporto;

3) la progettazione e l’esecuzione di interventi migliorativi sulle flotte dei veicoli;

4) la progettazione, la manutenzione e la gestione degli impianti e delle infrastrutture necessarie all’esercizio, compresi i sistemi di sicurezza;

5) la progettazione e la costruzione delle infrastrutture delle linee di trasporto e dei sistemi di gestione del traffico.

Questi principi sono una garanzia per l’utente a carattere generale, ma all’utente interessano maggiormente altri aspetti più pratici, a cominciare dall’effettuazione del servizio, che deve essere garantito tutti i giorni dell’anno in ogni circostanza (salvo situazioni eccezionali come interruzioni stradali, particolari fenomeni meteorologici, manifestazioni o altri eventi di ordine pubblico).

Nella Carta della mobilità deve essere espresso in maniera molto chiara cosa accade in caso di sciopero, quali sono le fasce orarie di garanzia previste dalla legge, ovvero dall’inizio del servizio fino alle ore 8.45 e dalle ore 15.00 alle 18.00.

Nella Carta della mobilità vi deve essere anche una chiara fotografia di quanto posto in essere a tutela della sicurezza dei dipendenti e dei passeggeri ed anche del patrimonio. Questa politica di sicurezza normalmente è garantita dai servizi di security aziendali in collaborazione con le Forze dell’Ordine presenti sul territorio (Polizia Locale, Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia di Stato), con particolare attenzione sia alle linee di trasporto ad alta frequentazione sia ai parcheggi gestiti da ATM e alle aree di interscambio con le ferrovie.

Altro capitolo che non deve mancare è quello dedicato ai passeggeri con disabilità motoria. Negli ultimi venti anni tutte le nuove infrastrutture di trasporto, e i nuovi veicoli, vengono progettate e realizzate in modo completamente accessibile ai disabili. Più complesso il problema per le infrastrutture pre-esistenti dove non sempre è facile l’adeguamento. Fondamentale è pertanto che la Carta della mobilità contenga una chiara distinzione per quei servizi non ancora adeguati e le eventuali soluzioni alternative o mitigative.

Da non trascurare neanche l’aspetto dell’informazione resa agli utenti che deve essere il più capillare possibile e aggiornata in tempo pressoché reale anche attraverso le moderne tecnologie, avvalendosi delle Sale Operative che devono aggiornare in tempo reale i passeggeri sulla circolazione dei mezzi, sulle modifiche di percorso, sulle variazioni del servizio rispetto a quelli programmati. Tutto ciò oltre ai metodi pre-esistenti, quali: annunci sonori a bordo dei mezzi dei veicoli e display elettronici presso le fermate.

Interessante infine ciò che riguarda il rapporto dinamico e colloquiale con gli utenti a cominciare dalla possibilità, da parte degli stessi, di essere ascoltati sul fronte dei reclami. Per tutelare il cliente e garantire il miglioramento continuo del servizio, bisogna mettere a disposizione diversi canali di comunicazione e di ascolto attraverso cui e possibile sporgere un reclamo o fornire un suggerimento. E’ fondamentale però che questa fase di ascolto non sia uno “spot” e che venga eseguito periodicamente, anche annualmente, un monitoraggio della soddisfazione dei propri clienti, attraverso interviste sul posto o anche in modalità remota. E sulla Carta della mobilità è giusto che sia indicato il metodo con il quale si fanno questi “sondaggi” e gli eventuali correttivi messi in atto dall’Azienda nel recepire quelle proteste ragionevoli e risolvibili.

La teoria è ottima a tutela degli utenti. Per nostra sfortuna in molti casi tra le affermazioni contenute nella Carta della mobilità e realtà c’è un’evidente distanza.”

→ Leggi: La Carta della Mobilità: un’occasione sprecata?
Mobilità Sostenibile
pums

Che cos’è il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile?

Nel quarto passo verso una mobilità sostenibile vi abbiamo suggerito di partecipare alle fasi del PUMS, il piano urbano della mobilità sostenibile. Ma di cosa si tratta?

Vi abbiamo spiegato cos’è il PUMS a grandi linee: uno strumento strategico a disposizione dei Comuni. Le politiche e le misure inserite al suo interno riguardano tutti i modi e le forme di trasporto presenti nell’intero agglomerato urbano. Di fatto, parliamo di pubblici e privati, passeggeri e merci, motorizzati e non motorizzati, di circolazione e sosta.

I PUMS sono frutto delle Linee Guida elaborate in sede europea nel 2014, sotto l’ottica di una mobilità per i cittadini, la sostenibilità, la partecipazione, la condivisione e la qualità dello spazio pubblico. Si tratta di uno strumento volontario che integra il Piano Urbano del Traffico (PUT), obbligatorio e confinato all’ambito comunale. Non solo, sostituisce il Piano Urbano della Mobilità (PUM) della legge 340/2000.

Con il decreto del 4 agosto 2017 i Piani Urbani per la Mobilità Sostenibile sono diventati un obbligo per tutte le città italiane, in particolare tutte le città metropolitane ed i comuni singoli e aggregati superiori a 100.000 abitanti.

La pianificazione si riferisce ad un lasso di tempo medio-lungo (10 anni) con obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. In particolare, ogni due anni vengono svolte attività di monitoraggio ed ogni 5 anni (almeno) necessita di aggiornamenti.

Secondo un articolo del 2017 di Anna Donati (sul sito dedicato alla Campagna “Sbilanciamoci), le fasi per la redazione ed approvazione dei PUMS sono:

  1. costituzione di un gruppo interdisciplinare di lavoro,
  2. predisposizione del quadro conoscitivo,
  3. avvio del percorso partecipato,
  4. definizione degli obiettivi,
  5. costruzione partecipata dello scenario di piano,
  6. valutazione ambientale strategica (VAS),
  7. adozione del Piano e successiva approvazione,
  8. monitoraggio.

E’ importante che le amministrazioni comunali comunichino per tempo la costituzione del gruppo di lavoro ai cittadini, che hanno il diritto di partecipare a pieno titolo alla fase di definizione degli obbiettivi.

Per scoprire le tempistiche degli incontri e del lavoro di gruppo, per chiedere informazioni, potete visitare il sito del vostro comune (se si stratta di una città metropolitana o di comune singolo – o aggregato – con più di 100.000 abitanti), all’interno del quale troverete sicuramente una sezione dedicata: per la regione Emilia-Romagna potete cliccare qui.

Mobilità Sostenibile
vivere senz'auto

“Vivere senz’auto? Non solo è possibile: è necessario” – Il Fatto Quotidiano

Vi riportiamo un interessante articolo di Linda Maggiori, blogger e scrittrice impegnata nella difesa dell’ambiente, pubblicato il 30 ottobre scorso su Il Fatto Quotidiano, a sostegno di un’idea di mobilità rivoluzionaria. Sembra impensabile affrontare una vita senza macchina, ci sono spostamenti inconcepibili in tal senso nel pensiero comune. Eppure, c’è chi è promotore di questa realtà, come Linda!
Che possano prendere esempio coloro che utilizzano soltanto il mezzo personale per recarsi da un posto ad un altro? Assolutamente si! “Disintossicarsi” sembra proprio possibile!
vivo-senza-auto

Foto de Il Fatto Quotidiano, vivere senz’auto

Vivere senz’auto o con meno auto è possibile, sostenibile e necessario, anche in un’ottica di giustizia sociale e ambientale. Lo pratico e lo testimonio da tempo, suscitando interesse ma anche tante critiche e resistenze! Ovvio. In uno dei Paesi più motorizzati del mondo, vivere senz’auto è un’eresia. Eppure il gruppo “Famiglie senz’auto” nato un po’ per gioco su Facebook nel 2015 è sempre più nutrito, attivo e propositivo. Il 2 novembre ci riuniremo per un’assemblea nazionale a Roma, alla Città dell’Altra Economia, in collaborazione con Salvaiciclisti e Movimento Decrescita Felice. Per l’occasione presenteremo anche il nostro primo libro Vivo senz’auto, Macroedizioni. Oltre a trattare la mobilità sostenibile in tutte le sue declinazioni (storiche, sociali, urbanistiche…) ho voluto dar voce a tutte quelle famiglie (e single) che hanno deciso di marciare/pedalare controcorrente.

Quello che chiediamo non è eliminare le auto dalla faccia della Terra. Vogliamo meno auto, che le strade siano soprattutto per bici, pedoni e mezzi pubblici, e quelle poche auto che siano elettriche e condivise. Abbiamo portato avanti petizioni (“treni e mezzi pubblici gratuiti per bambini e ragazzi”), la campagna “Strade scolastiche” per chiedere aree car free davanti alle scuole, abbiamo organizzato viaggi studio per visitare le città senz’auto: lo scorso anno a Friburgo (Germania), quest’anno in Svizzera.

Se all’estero, nei Paesi nordeuropei, vivere senza auto è una scelta normale e diffusa, in Italia siamo a 637 auto ogni mille abitanti (compresi bambini e anziani), quindi un’auto ogni patentato. In genere due o tre auto ogni famiglia. Berna, ad esempio, è al 56% di famiglie senz’auto, in crescita costante e conta all’incirca 20 zone residenziali senza auto. E il trend sembra dilagare.

Ma da noi cosa succede? Perché il mito dell’auto sembra incrollabile? Perché circa 3400 persone ogni anno muoiono ogni anno sulla strada? Perché inquinamento, riscaldamento globale, occupazione dello spazio sono accettati con menefreghismo e indifferenza? Forse davvero, come sostiene Franco La Cecla nella prefazione al libro di Colin Ward Dopo l’automobile (Elèuthera), “il sistema delle auto è penetrato nel fondo della nostra anima, diventando ovvio. Siamo talmente abituati alle auto che non riusciamo a vederle e a capire cosa ci fanno e cosa noi gli facciamo fare”.

Nel libro ripercorro la storia della motorizzazione inItalia. Dalla retorica nazifascista tutta tesa alla motorizzazione del Paese, alla Resistenza in bici, fino al disastro urbanistico (non solo in Italia) del Dopoguerra. Con il boom economico, le città furono letteralmente svendute alle auto, le piazze ridotte a parcheggi, le autostrade dentro alle città, sventrando interi quartieri. Fu il cosiddetto “disastro urbanistico”. In quasi tutte le città furono dismessi i tram.

Ma se nel Nord Europa la protesta contro le auto e contro la “strage dei bambini” cresceva, e si formava una solida coscienza critica, in Italia l’auto era vista come simbolo di riscatto dalla povertà e gli italiani ne erano sempre più attratti. Quei pochi che contestavano il dominio dell’auto erano politicamente “fatti fuori”, come testimonia la vicenda del sindaco di Siena, Fazio Fabbrini, riportata nel libro, che fu fatto dimettere a suon di clacson per aver portato la Ztl in piazza.

Fu così che a ritmi serrati l’Italia in pochi decenni raggiunse e superò i Paesi europei come tasso di auto procapite. Complice la pubblicità, che ancora oggi deve convincere la gente dell’importanza dell’auto e sulla quale le aziende automobilistiche spendono miliardi di dollari. E allora perché non cogliere questa provocazione e provare a vivere senz’auto? O almeno disfarsi della seconda auto? Approfittiamo del “bonus mobilità” del Decreto clima per rottamare le vecchie auto e non comprarne di nuove, usando il bonus per acquistare bici o abbonamento ai mezzi pubblici e bici.

Mobilità Sostenibile

*ANTEPRIMA* – Quali sono le vostre risposte?

Oggi vi riportiamo alcuni dei dati raccolti dalle risposte al questionario, che sarà compilabile fino alla fine del mese di novembre. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno dedicato qualche minuto del loro tempo, per contribuire alla raccolta di dati in materia di mobilità sostenibile nella Regione Emilia-Romagna.

Quando la compilazione del questionario sarà chiusa, avremo modo di analizzarli e di produrre un opuscolo sulla sostenibilità dei trasporti sul nostro territorio, grazie alle valutazioni degli utenti sui mezzi di trasporto pubblico locale. Grazie al vostro aiuto saremo in grado di pianificare nuovi interventi per il futuro, volti ad un miglioramento dei mezzi già presenti e della viabilità in generale.

Quali sono le vostre risposte?

I dati che vi presenteremo oggi riguardano i mezzi personali e le condizioni che influiscono sulla mobilità.

anticipazioni questionario 1

Dalla figura “mezzo personale”, la maggior parte degli utenti che ha compilato il nostro questionario possiede sia un’auto che una bicicletta, in pochi non possiedono entrambi. Per quanto riguarda la moto il dato è ribaltato: in pochi ne hanno una, in molti il contrario.

Nella sezione “altro”, tra le poche  risposte quella più ricorrente sono “i piedi”, ossia la maggior parte delle persone predilige spostamenti a piedi per il semplice fatto che non possiede alcuno dei mezzi indicati in precedenza. Il dato significativo, grazie anche alle segnalazioni che abbiamo ricevuto nei giorni scorsi, è che comincia ad insinuarsi in modo decisamente più concreto l’utilizzo del monopattino elettrico (nella sezione “altro”, è il secondo mezzo più indicato dopo il primo “i piedi”).

Se ben ricordate, una delle segnalazioni della scorsa settimana verteva proprio su questo argomento: il noleggio di monopattini elettrici in città, così come altri mezzi (bici elettriche e non, auto elettriche). Questa proposta di mobilità appare più quotata per ciò che riguarda l’impatto ambientale, sia a livello di emissioni inquinanti che di suolo pubblico. Un monopattino elettrico, in effetti, occupa meno spazio rispetto ad una bici o ad un’auto, quindi i parcheggi appositi sul suolo cittadino sarebbero meno “ingombranti”.

E’ fantascienza? Non possiamo rispondere a questa domanda, ma ciò che ci sembra più importante è la regolamentazione del transito di questo particolare mezzo: può circolare sulle piste ciclabili? E’ possibile utilizzarlo sui marciapiedi? Non risulta pericoloso in strada vista la bassa velocità? Non occorre una specifica attrezzatura di sicurezza per chi lo utilizza? 

In attesa di risposte a queste domande, passiamo al prossimo dato: quali di queste condizioni influisce sulla tua mobilità?

In attesa di incrociare i dati con la tipologia di azioni quotidiane a cui questi si riferiscono, possiamo notare come siano 3 le condizioni maggiormente influenti: la presenza di mezzi pubblici, gli orari degli stessi e la tutela dell’ambiente. Sono risposte significative queste, che ci portano a ragionare sul trasporto pubblico locale. A tal proposito, molte delle segnalazioni ricevute riguardano proprio gli orari di mezzi come autobus e treni, sopratutto nei paesi limitrofi della provincia, che reclamano la scarsità di mezzi pubblici verso le città più vicine. Le corse sporadiche, per chi non possiede mezzi propri o non intende utilizzarli per spostamenti quotidiani ciclici (come recarsi sul luogo di lavoro), rappresenta un grave problema: autobus e/o treni troppo affollati.

In effetti, se guardiamo la tabella riassuntiva sull’utilizzo dei mezzi pubblici, “a volte” è la risposta maggiormente segnalata, “di frequente” più l’autobus che il treno. Rispetto alle risposte precedenti e successive, che analizzeremo in seguito nelle prossime settimane, in concomitanza con la motivazione dello spostamento, riteniamo che molti utenti utilizzino entrambi i mezzi sottoposti all’attenzione “a volte”, piuttosto che “di frequente” o “sempre”, a causa dei disagi che portano corse sporadiche e/o ritardo dei mezzi rispetto agli orari segnalati.

Ad oggi non possiamo approfondire maggiormente l’argomento, ma continuate a compilare il questionario per aiutarci ad analizzare al meglio le vostre risposte, grazie anche alle segnalazioni che potrete mandarci!

 

 

Continuate a scriverci all’indirizzo mail mobilitasostenibile@cittadinanzattiva-er.it, o compilate l’apposito box “Contattaci” che trovate nelle pagine del sito!
Non dimenticate di compilare il Questionario! E, se lo avete già fatto, aiutateci a diffonderlo!
Mobilità Sostenibile

Le segnalazioni dei nostri utenti!

Grazie alle vostre segnalazioni, stiamo raccogliendo tante proposte utili ed interessanti!

Ve ne riportiamo alcune, quelle che ci sono sembrate più significative, per invitarvi ancora oggi a riflettere sul tema e, se vorrete, a proporci tanto altro: segnalazioni, soluzioni o punti di vista!

Continuate a scriverci all’indirizzo mail mobilitasostenibile@cittadinanzattiva-er.it, o compilate l’apposito box “Contattaci” che trovate nelle pagine del sito!
Non dimenticarti di compilare il Questionario! E, se lo hai già fatto, aiutaci a diffonderlo!
Mobilità Sostenibile
johnny mobilità sostenibile copertina

Conosci i tuoi diritti quando sei in viaggio?

Nel 2016 Cittadinanzattiva, assieme ad altre associazioni dei consumatori, Confconsumatori e Movimento Consumatori, ha dato vita a Johnny! Il progetto, finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico, mette in campo diverse attività di informazione e assistenza per rendere adeguata la conoscenza in materia di diritti, in relazione ai tanti servizi che utilizziamo ogni giorno.

All’interno troviamo una sezione interamente dedicata ai diritti dei passeggeri: tutto ciò che riguarda da vicino coloro che ogni giorno, per lavoro o per commissioni personali, devono utilizzare mezzi pubblici per i propri spostamenti.

Conosci i tuoi diritti di passeggero?

Clicca qui per scaricare la guida completa!

jhonny mobilità sostenibile

 

 

*Se non hai compilato il Questionario cosa aspetti? Clicca qui!
*Iscriviti alla nostra Newsletter per essere sempre aggiornato!
*Contattaci per qualsiasi segnalazione o per partecipare al progetto!

Mobilità Sostenibile